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Il Santuario della "Madonna
di S. Tomaso" sorge isolato sull'argine sinistro
dell'Adige fra gli abitanti di Bonavigo e Porto di Legnago
in località
S. Tomaso nel pezzo di "terra pradiva" di Orti,
prima dotazione in valle del monastero benedettino di
S. Giorgio
in Braida di Verona.
La chiesetta era intitolata in origine a S. Tomaso,
vescovo di Canterbury, e successivamente è divenuta
della Beata Vergine a San Tomaso, per la "miracolosa" immagine
in essa venerata.
Fra le pratiche rituali messe in atto dalla pietà popolare,
per ottenere la misericordia di Dio dei peccati e le
grazie richieste, vanno annoverate le processioni votive
e il pellegrinaggio al santuario. Dai registri
parrocchiali di Orti e dalle relazioni delle visite pastorali
risulta
che la prima e la seconda domenica dopo Pasqua e il giorno
di S. Marco si teneva la processione con la statua della
Madonna del Rosario che veniva portata a spalle dai componenti
della confraternita del Santissimo. L'itinerario della
processione, che passava per corte Chiodo, per l'attuale
via Broli e seguiva nel tratto finale il vecchio sentiero
sull'argine lungo il fiume, aveva lo scopo di "consacrare"
il territorio alla Madonna affinché essa vi estendesse
la sua protezione attuando una serie di riti: la recita
del Rosario, i canti alla Madonna, la celebrazione della
Messa solenne una volta giunti alla chiesetta a S. Tomaso,
l'offerta al santuario e le funzioni pomeridiane. Dopo
la recita dei vespri pomeridiani la processione riportava
la statua in parrocchia dove avveniva la benedizione
dei fedeli.
Le cronache locali dell'epoca riportano il
grande concorso di fedeli alle processioni, segno di
una forte devozione radicata nel popolo che ricorreva
alla Madonna di S. Tomaso sia per necessità personali
che collettive. Anche la lapide murata sulla facciata
del santuario ricorda le grazie concesse alla comunità
per intercessione della Madonna. |
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Nella tradizione
popolare il pellegrinaggio per la festa della Madonna
di S. Tomaso ha lasciato un ricordo per le modalità in
cui si compiva.
In occasione della Festa della Natività
della Beata Vergine Maria, celebrata l'8 settembre, e
per la "Festa solennissima del Nome della Beata Vergine
Maria", celebrata la domenica successiva, nella
spianata dietro la chiesetta di S. Tomaso si accalcavano
i pellegrini
che giungevano di buon mattino dai paesi limitrofi
con carri e carriole oppure a piedi. Essi assistevano
alla
messa solenne e si accostavano ai sacramenti. Le funzioni
pomeridiane comprendevano i vespri con la recita del
Rosario cui faceva seguito la benedizione e il bacio
della Reliquia esposta per tutta la giornata.
L'afflusso
notevole dei fedeli devoti alla Madonna di S. Tomaso
per tali ricorrenze creava però dei problemi.
Nel questionario relativo al culto divino compilato dal
parroco di Orti
così si legge: "In giorni festivi vi si celebra
la Messa due volte l'anno: la II domenica dopo Pasqua
e la domenica
fra l'ottava della Natività di M. SS... Non è un
bene perché in parrocchia si celebra una sola
messa... Il santuario è posto nel punto più lontano
della parrocchia... La chiesa è piccola, non si
riesce a farli entrare tutti, c'è della distruzione".
Ma la devozione alla Madonna di S. Tomaso era così sentita
dalla popolazione che nessuna autorità avrebbe
potuto impedire od ostacolare l'afflusso di fedeli
al santuario.
L'affluenza di pellegrini che stazionavano intorno
al santuario ha reso necessario l'approntamento di
strutture di ristoro. Poiché la festa della Madonna di
S. Tomaso cade nel periodo del calendario agrario in
cui, secondo i riti pagani assorbiti dal cristianesimo, iniziavano
le feste di ringraziamento per i primi frutti della
terra, ai pellegrini venivano offerti i prodotti agricoli
del periodo, quali le patate mericane, le nocciole,
le prime castagne, le zucche. Successivamente vennero
innalzate delle "baracche" di legno e arele dove si
preparavano il cotechino, l'anitra arrosto e il risotto.
La cadenza calendariale della festa della Madonna di San Tomaso,
la grande affluenza di devoti alla Madonna e la posizione geografica della
chiesetta hanno favorito già in epoca antica la
nascita di un mercato, soddisfacendo in tal modo anche
un bisogno economico creatosi intorno a questo spazio
religioso. Col tempo la fiera di S. Tomaso da festa religiosa è divenuta
sempre più festa popolare in cui l'aspetto profano,
legato al mercato, ai giochi e allo svago, prese il sopravvento.
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"Il pomeriggio era
allietato da giochi come la presa della cuccagna, il
tiro alla
fune e la corsa dei sacchi. Si organizzava poi la corsa
dei mussi seguita con molta concitazione dai proprietari
dei cocciuti animali e con gran divertimento degli spettatori
che spesso arrivavano anche a fare delle scommesse" -
ricorda Renato Dubbi, membro del Comitato per la sagra
di S. Tomaso, sorto nel dopoguerra sotto la presidenza
del parroco.
In questi ultimi decenni anche la fiera e sagra di S.
Tomaso si è trasformata adeguandosi al cambiare dei tempi:
i banchetti di vendita e el baracche si sono trasformati
in grandi tendoni dove si vendono generi vari e le ditte
di ristorazione offrono "i piatti della sagra", i semplici
giochi competitivi e le prime giostre "a calci" e a "cavalli
galoppanti" hanno lasciato il posto al moderno luna-park,
la balera dei nostri nonni è stata sostituita dai furgoni
delle orchestre folk che allietano le attuali sei serate
della sagra.
Della tradizionale fiera e sagra di S. Tomaso
sono rimasti gli odori: l'odore
dei fiori recisi posti sull'altare sotto il quadro "miracoloso" della
Madonna e, fuori dal santuario, l'odore invitante delle
grigliate di salsicce, di costine e polenta che si mescola
all'odore dolciastro dello zucchero filato, delle mandorle
perlinate e del croccante ancora oggi preparati dentro
i grandi recipienti di rame esposti al calore delle bombole
a gas. |
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| La chiesetta della
Beata Vergine in località S. Tomaso a Orti di Bonavigo |
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| Gara
di tiro alla fune. |
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Sullo
sfondo: una tipica giostra
"a seggiolini".
In primo piano: giostra con cavalli e automobili per i più piccoli. |
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